Il Parlamento europeo sostiene i diritti umani

Il rispetto dei diritti umani è uno dei valori fondamentali dell'Unione europea. Qualsiasi violazione di tali diritti, tanto all'interno quanto all'esterno dell'UE, pregiudica i principi democratici su cui la nostra società si fonda.  Il Parlamento europeo lotta contro tali violazioni con iniziative legislative, tra cui l'osservazione delle elezioni, le discussioni mensili sui diritti umani a Strasburgo e l'inclusione dei diritti umani nei suoi accordi commerciali esterni.

Il Parlamento europeo sostiene anche i diritti umani con il Premio annuale Sacharov per la libertà di pensiero, istituito nel 1988.  Il premio viene assegnato a persone che abbiano contribuito in modo eccezionale alla lotta per i diritti umani in tutto il mondo e attira l'attenzione sulla violazione dei diritti umani oltre a sostenere i vincitori e la loro causa.

Finalisti del premio Sacharov 2019

1. Marielle Franco, Raoni Metuktire e Claudelice Silva dos Santos 2. Ilham Tohti 3. The Restorers

Oleg Sentsov, vincitore del Premio Sacharov 2018

Andrej Sacharov

Marielle Franco

Marielle Franco è stata un'esponente politica, femminista e difensora dei diritti umani brasiliana. Attivista bisessuale di colore, si è battuta per i diritti delle donne, dei giovani di colore, delle persone che vivono nelle favelas e della comunità LGBTI in Brasile fino alla sua brutale uccisione nel marzo 2018, all'età di 38 anni.
 
Franco era nata e cresciuta in una favela di Rio de Janeiro. Dopo aver conseguito un master in pubblica amministrazione presso l'Università federale Fluminense, è stata consigliera comunale nella giunta comunale di Rio de Janeiro per il partito "Socialismo e Liberdade" (PSOL) dal gennaio 2017.

Franco ha criticato apertamente la brutalità della polizia e le esecuzioni sommarie. Ha spesso denunciato esecuzioni sommarie e altre violazioni dei diritti umani commesse da agenti di polizia e forze di sicurezza dello Stato. Poco prima della sua uccisione, Franco era stata incaricata di monitorare l'intervento federale nel settore della pubblica sicurezza a Rio de Janeiro.

Il 14 marzo 2018, mentre era seduta sul sedile posteriore della macchina dopo aver tenuto un discorso a Rio de Janeiro, Franco è stata uccisa con vari colpi di arma da fuoco da due uomini che viaggiavano in un altro veicolo. È rimasto vittima anche il suo autista, Anderson Pedro Gomes. Nel marzo 2019 due ex agenti di polizia sono stati arrestati e accusati del suo omicidio.

Sebbene i diritti delle persone LGBTI in Brasile siano tra i più avanzati in America Latina e nel mondo - dal maggio 2013 il diritto di contrarre matrimonio è garantito per le persone LGBTI a livello nazionale - la situazione è peggiorata drasticamente negli ultimi tempi, come emerge da varie relazioni. Nel 2018 almeno 420 persone della comunità LGBTI in Brasile sono morte a causa di omicidi o suicidi istigati da omofobia e da reati motivati dall'odio, secondo il Gruppo Gay di Bahia, una delle più antiche associazioni LGBTI del paese. Secondo i dati dell'associazione, dal 2011 si è avuto un aumento significativo del numero di decessi di persone LGBTI dovuti a discriminazione. Quello stesso anno sono stati registrati 130 decessi, rispetto a 187 nel 2008. Nel 2017 il numero delle vittime è più che triplicato, arrivando a 445.

Raoni Metuktire

Raoni Metuktire (nato approssimativamente nel 1930), conosciuto anche come Chief Raoni (Capo Raoni) o Ropni, è un capo indigeno e un ambientalista brasiliano. Uno dei grandi leader del popolo nomade Kayapó originario del cuore dell'Amazzonia, è diventato un personaggio emblematico della lotta alla deforestazione.

Il nome "Raoni" è associato al mistero e al potere che emanano dal popolo Kayapó. Raoni è nato in un villaggio chiamato Krajmopyjakare, oggi conosciuto come Kapôt, nel cuore dello Stato del Mato Grosso. Dall'età di 15 anni Raoni porta nel labbro inferiore un disco labiale ornamentale usato dai guerrieri come simbolo per dimostrare di essere pronti a morire per la propria terra. La grandezza del disco viene aumentata gradualmente fino a raggiungere, dopo 4 mesi, la misura definitiva.

Questo capo carismatico lotta da quarant'anni per salvare la sua terra, la foresta pluviale amazzonica. Raoni è diventato famoso dopo che il regista belga Jean Pierre Dutilleux ha girato un documentario su di lui, intitolato Raoni.

Nel 1989, Raoni, affiancato dal cantante Sting, ha per la prima volta lasciato il Brasile per rivolgere al mondo un appello umanitario. Ha lanciato un campanello d'allarme: la deforestazione non solo stava distruggendo le ultime tribù indiane rimaste, ma stava anche mettendo a repentaglio il futuro dell'umanità intera. "Respiriamo tutti la stessa aria, beviamo tutti la stessa acqua, viviamo tutti sullo stesso unico pianeta Terra, e abbiamo tutti il dovere di proteggerlo." Grazie alla sua campagna, nel 1993 Raoni ha raggiunto il suo obiettivo: la creazione di una delle più grandi riserve di foresta tropicale al mondo, che si estende dal Mato Grosso al Pará, due Stati federati brasiliani.

Nel 2009 Raoni ha nuovamente lasciato la sua riserva. I territori per i quali aveva combattuto così duramente erano nuovamente minacciati dal progetto della diga di Belo Monte. Raoni ha deciso di lanciare un'ultima campagna, pubblicando sul suo sito ufficiale una petizione internazionale in sette lingue contro il progetto proposto.

Al di fuori dell'Amazzonia, Raoni è un simbolo vivente della battaglia che le ultime tribù stanno combattendo per proteggere la loro cultura, direttamente connessa alla natura: "una lotta per la vita". Pur avendo incontrato vari leader mondiali, Raoni è rimasto una persona umile e vive ancora in una capanna con pochissimi effetti personali.

Claudelice dos Santos

Claudelice Silva dos Santos, un'attivista brasiliana per la difesa dell'ambiente e dei diritti umani originaria del Pará, è diventata attivista a seguito dell'assassinio del fratello e della cognata, uccisi perché lottavano contro le attività illegali di disboscamento e deforestazione nelle foreste pluviali dell'Amazzonia in Brasile. Santos è nota per le sue battaglie contro le attività illegali di disboscamento, allevamento e produzione di carbone in Amazzonia.

"Quello che vogliamo dire al mondo" afferma Santos "è: dovete riflettere, è inaccettabile che delle persone siano assassinate per aver difeso i diritti umani e per aver difeso un bene pubblico, l'ambiente."

I familiari di Claudelice erano fra le oltre 1 500 persone assassinate in 50 paesi per aver lottato a difesa dei terreni, dell'acqua, delle foreste e di altre risorse naturali tra il 2002 e il 2017. Secondo le conclusioni di uno studio pubblicato su Nature Sustainability, il numero delle vittime è raddoppiato nell'arco dei 15 anni di cui sopra e gli omicidi hanno avuto luogo prevalentemente in paesi caratterizzati da un alto tasso di corruzione e un indebolimento dello Stato di diritto.

Il Brasile è uno dei paesi più pericolosi al mondo, in termini di incolumità personale, per gli ambientalisti. Secondo una relazione di "Global Witness", i dati sulle uccisioni potrebbero essere sottovalutati, in particolare nelle vaste zone rurali del Brasile, dove l'accesso alle infrastrutture di trasporto è limitato.


Ilhan Tohti

Ilham Tohti è un noto difensore dei diritti umani uiguro, professore di economia e sostenitore dei diritti della minoranza uigura in Cina. Da oltre vent'anni lavora instancabilmente per promuovere il dialogo e la comprensione tra uiguri e cinesi. Nel settembre 2014, al termine di un processo farsa di due giorni, Tohti è stato condannato all'ergastolo per il suo attivismo. Nonostante tutti i torti subiti, rimane una voce che invita alla moderazione e alla riconciliazione.

Tohti è noto per le sue ricerche sulle relazioni tra uiguri e han ed è un acceso sostenitore dell'attuazione delle leggi sull'autonomia regionale in Cina. Ha anche gestito Uyghur Online, un sito web in cui si discutono questioni inerenti agli uiguri. Avvalendosi di questa piattaforma, Ilham Tohti ha regolarmente criticato l'esclusione della popolazione uigura cinese dallo sviluppo della Cina, propugnando una maggiore consapevolezza dello status e del trattamento della comunità uigura nella società cinese. Per queste sue azioni, Tohti è stato etichettato come "separatista" dallo Stato cinese, che lo ha infine condannato all'ergastolo.

Per il suo operato dinanzi alle avversità è stato insignito del premio PEN/Barbara Goldsmith Freedom to Write (2014), del premio Martin Ennals (2016) e del premio per la Libertà dell'Internazionale liberale (2017), oltre a essere candidato al premio Nobel per la pace 2019.

Negli ultimi anni il popolo uiguro è stato vittima di una repressione senza precedenti da parte del governo cinese a causa della sua unicità in termini di identità etnica e convinzioni religiose. Dall'aprile 2017, oltre un milione di uiguri innocenti sono stati detenuti arbitrariamente in una rete di campi di prigionia, costretti a rinunciare alla loro identità etnica e alle loro convinzioni religiose e a giurare fedeltà al governo cinese.

Il caso di Ilham Tohti solleva cruciali questioni internazionali e timori legati al rispetto dei diritti umani: la promozione di valori islamici moderati di fronte alla repressione religiosa attuata dallo Stato, gli sforzi tesi ad aprire spazi di dialogo tra una minoranza musulmana e una maggioranza non musulmana, e la repressione del dissenso non violento da parte di uno Stato autoritario.


The Restorers

The Restorers sono un gruppo di studentesse keniane che hanno sviluppato un'app, i-Cut, per lottare contro la mutilazione genitale femminile (MGF). Le studentesse - Stacy Owino, Cynthia Otieno, Purity Achanig, Mascrine Atieno e Ivy Akinyi - hanno scelto di chiamarsi "The Restorers" perché si propongono di ridare speranza a bambine disperate.

L'app i-Cut consente alle ragazze di chiedere assistenza medica e legale prima o dopo essere state forzatamente sottoposte alla MGF. L'interfaccia dell'app ha cinque tasti diversi, con le seguenti opzioni: "assistenza", "soccorso", "segnalazione", "informazioni sulle MGF" e "donazioni e feedback". Le prime tre consentono alle ragazze di ottenere assistenza immediata, trovare un centro di soccorso o segnalare la procedura alle autorità dei paesi in cui la pratica è illegale. L'app i-Cut è stata finalista di "Technovation Challenge 2017", un evento volto a promuovere il coinvolgimento delle donne in ambito tecnologico.

Benché riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF, che comprende tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per motivi non medici come definito dall'Organizzazione mondiale della sanità, è stata praticata su oltre 200 milioni di bambine e donne attualmente viventi, comprese 500 000 in Europa. Ogni anno più di tre milioni di bambine in tutto il mondo rischiano di subire la MGF, il che equivale a circa 7 bambine al minuto, la maggior parte delle quali non ha nemmeno 15 anni.

La MGF può sfociare in gravi complicazioni per la salute e può persino causare la morte. Le bambine che la subiscono corrono anche rischi maggiori di sposarsi in tenera età e di abbandonare la scuola, con potenziali ripercussioni sulla loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le comunità in cui vivono. Una tendenza allarmante in alcuni paesi è rappresentata dalla medicalizzazione della MGF, che è praticata da un operatore sanitario. Oltre a violare l'etica medica, si rischia così anche di legittimare tale pratica, dando l'impressione che sia priva di conseguenze per la salute.

Gli sforzi compiuti a livello mondiale hanno accelerato i progressi verso l'eliminazione della MGF. Oggi una bambina ha circa un terzo in meno di probabilità di essere mutilata rispetto a 30 anni fa. Cionondimeno, mantenere questi risultati di fronte alla crescita demografica rappresenta una sfida considerevole.

In che modo il Parlamento europeo sostiene i diritti umani?

Il Parlamento europeo sostiene i diritti umani non solo attraverso il premio Sacharov, ma anche per mezzo di azioni politiche e legislative concrete.

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Premio Sacharov 2019